Il movimento come linguaggio universale

Alla Comart di Zurigo si impara a trasformare il movimento in una professione. La vincitrice del premio di studio Sara Bienek ci parla della sua formazione nel teatro di movimento, del suo atteggiamento e del suo braccio sinistro – spiegandoci cosa tutto questo c’entri con la sua numerosa famiglia.

Autore: 1. aprile 2017, Katharina Nill

Sara Bienek si raddrizza di continuo, cercando di mantenere una postura eretta. «Sono molto influenzata dal mio studio», afferma riferendosi alla propria consapevolezza fisica, che va di pari passo con lo studio di teatro di movimento alla Comart di Zurigo. Mantenere una postura consapevole fa parte delle prerogative dello studio. Alla Comart Sara sta seguendo il terzo e ultimo anno della formazione professionale in physical theatre. La Comart è il luogo in cui si formano i futuri giocolieri, acrobati e artisti circensi, nonché comici, ballerini e clown. Artisti che si esprimono al di là della lingua, che imparano a controllare costantemente la propria espressione fisica.

«Il movimento e il linguaggio del corpo sono un linguaggio universale che riesce a spingersi molto più in là della parola parlata. Si tratta di una lingua che collega le persone. Vedere tutto il corpo in azione mi commuove molto», spiega Sara Bienek. Come accade a molti altri artisti di questo settore, anche Sara ha fatto proprie una mimica e una gestualità che la portano a creare espressioni insolite grazie a un uso sapiente di occhi e bocca.

Estendere le frontiere

Sara Bienek all’inizio non sapeva bene quale professione volesse intraprendere: «Cercavo qualcosa che mi permettesse di esprimermi, di cantare, di fare musica, per commuovere chi mi guardava. Sono state proprio queste qualità a farmi scegliere». All’inizio il palcoscenico rappresentava quasi un sogno: «Per la serie: se non avessi vergogna sceglierei una professione di scena». Sara respinge ben presto l’idea di studiare recitazione classica, poiché desidera un maggiore coinvolgimento fisico. Sara Bienek, che presto compirà 22 anni, alla Comart ha finalmente trovato quello che cercava.

Per Sara studiare teatro di movimento è come studiare sé stessi. «Sono tre anni che mi analizzo a fondo confrontandomi costantemente con me stessa. Chi sono oggi e che effetto ha questo sul palcoscenico? Cosa fa qui il mio braccio sinistro? Quali sono i miei punti di forza, quali le mie debolezze e i miei modelli? Mi scontro di continuo con i miei limiti performativi fisici e mentali, devo superali e spingermi oltre. Ciò comporta un enorme dispendio di forze, ma allo stesso tempo può essere estremamente stimolante».

L’influenza famigliare e scolastica

Il bisogno di espressione e movimento di Bienek può essere letto come il risultato delle influenze avute da bambina e negli anni della crescita. «Mio padre è scultore e insegnante di arti visive. Per noi metterci all’opera con argilla, carta e matite era la cosa più naturale del mondo. Da bambini passavamo il tempo nel suo atelier, imparando a picchiare i chiodi nel legno».

Sara Bienek è la più piccola di sei fratelli. Quasi tutti hanno scelto dei lavori creativi. Le sue sorelle maggiori sono grafica e costruttrice di strumenti. La terza sorella ha iniziato un percorso simile a quello di Sara alla scuola di circo Flic di Torino. Uno dei fratelli fa il cuoco in un ristorante di lusso, mentre il quinto fratello, l’unico ad essersi scostato dalla verve creativa della famiglia, ha studiato economia e relazioni internazionali.

Il periodo trascorso alla scuola Rudolf Steiner di Berna con la sua pedagogia particolare, ha certamente «dato i suoi frutti», come sostiene Sara Bienek. «Costruivamo chitarre, abbiamo imparato a conoscere diverse modalità di pittura e di disegno, ci muovevamo molto, facevamo musica e teatro. Questo tipo di scuola, oltre all’aspetto cognitivo, mette molto in risalto anche l’espressione personale e tutte le discipline artistiche».

Origine e presente

Quando si tratta di scegliere una formazione Sara si rivolge ai genitori i quali la sostengono analizzando insieme a lei le possibilità: «Mi hanno aiutato a pensare al periodo successivo alla formazione, al fatto che probabilmente non diventerò ricca, che dovrò sacrificare i fine settimana e le sere, che per ottenere dei lavori saranno necessarie energia e iniziativa… Mi hanno aiutato a sviluppare una consapevolezza riguardo alle mie scelte, facendomi però anche sentire il loro sostegno. Tutto questo mi ha incoraggiata».

È in montagna che Bienek trova calma e ispirazione. «Mia madre, le cui radici sono in Engadina e con la quale noi figli parliamo romancio, non appena poteva ci portava in montagna. In montagna mi sento a casa, trovo la mia ispirazione». Questo spiega l’aspetto di Sara, che con il suo colorito e l’aria sana potrebbe benissimo venire da un paesino di montagna invece che da Langenthal. Gli orecchini a forma di ciliegia, in tinta con le labbra rosse, dondolano allegri ogni volta che Sara sorride.

Bienek va in montagna anche quando ha bisogno di una pausa. Con il suo abbonamento generale si reca in Engadina o nel Berner Oberland per affrontare qualche vetta. «Salgo la montagna quasi correndo, e sprono il mio corpo fino a quando non riesco ad ossigenare il cervello. A volte ho la testa e il cuore talmente pieni che solo fare del movimento in montagna mi aiuta!»

Studio finale

Per quanto riguarda i contenuti, il piano di studi della Comart si ispira alle lezioni del Maestro Jacques Lecoq, alle sue nuove forme di movimento, alle maschere teatrali espressive, ai buffoni (giullari), alla Commedia dell’arte, ai clown e alle figure teatrali personali. I contenuti vengono trattati in moduli della durata di 8 settimane o in «blocchi» che si concludono di volta in volta con un’esibizione pubblica. «Durante questi blocchi esiste solo la Comart. Si passa tutta la giornata alla Comart, la sera si rientra tardi, a pezzi, si mangia e si va a dormire. A volte non riesco nemmeno a rispondere agli SMS, per non parlare dell’impossibilità di andarmi a prendere un caffé o di uscire! E quando arrivo a casa e durante la notte la mia testa continua a macinare».

Sara Bienek e tre compagni di percorso si apprestano ad affrontare i preparativi per la tournée di diploma. Sotto la guida di una regia e di una coreografia professionali stanno realizzando una produzione della durata di una serata con la quale partiranno per una tournée svizzera di 30 tappe. «Stiamo progettando un omaggio al teatro di movimento e ai suoi grandi e influenti artisti di scena, come ad esempio Alfredo Colombaioni, Dario Fo, Donato Sartori o il leggendario clown Dimitri. Dobbiamo occuparci di tutto, dal budget all’organizzazione, passando per i contratti, le trattative, gli organizzatori, senza dimenticare le prove e le esibizioni». Non resta evidentemente molto tempo per pensare a quel che sarà dopo il diploma.

Un premio che è un investimento

Il premio di studio del Percento culturale Migros per il teatro di movimento, vinto recentemente, rappresenta un apprezzato aiuto . «È ovvio che speravo di vincerlo, ma per proteggermi non ci contavo. Potermi presentare su una piattaforma diversa da quella scolastica è stata una buona esperienza. Inoltre il premio rappresenta un enorme aiuto finanziario».

Bienek ha intenzione di impiegare i 14’400 franchi del premio in lezioni di canto e di fisarmonica, oppure di violoncello strumento abbandonato dopo otto anni di studio.

«Ovviamente», dice Sara Bienek, «ho delle idee per il mio futuro». Esse cominciano ora a concretizzarsi: «Immagino di entrare in una grande compagnia di teatro come ad esempio la Familie Flöz di Berlino. Sarebbe grandioso! Sarebbe bello potere lavorare con elementi come il gioco delle maschere, la danza e la musica». In alternativa Sara ha in mente di fondare una piccola compagnia. «Magari con mia sorella che è trapezista… Sarebbe fantastico girare il mondo insieme a lei, con pochi bagagli, fare teatro di strada e conoscere il lavoro libero!»

Con questo desiderio Sara Bienek abbraccia in qualche modo l’idea originaria del circo, e porta vanti la tradizione degli artisti di movimento e dei mimi: coniugare l’avventura del viaggio con il lavoro fisico e, grazie a una compagnia itinerante, dare un tocco di poesia alla vita e di entusiasmo alle persone .


Foto: Nicolas Bachmann