Parlare della scrittura

Grazie al programma di mentoring double il Percento culturale Migros ha creato uno strumento di sostegno che risponde ai bisogni degli scrittori durante la fase iniziale della stesura. Le persone che godono del sostegno sono affiancate da scrittori di esperienza.

Autore: 18 aprile 2016, Jacqueline Beck

È venerdì pomeriggio e Anna Pieger è sotto pressione. Lunedì alle 17 deve mandare la nuova versione del suo manoscritto allo scrittore Urs Mannhart, suo interlocutore nel programma di mentoring double del Percento culturale Migros. Nel quadro del primo concorso dieci partecipanti hanno ricevuto l’opportunità di promuovere il proprio progetto letterario dialogandone con un collega di maggiore esperienza. «Con tutto quello che mi è successo nelle ultime settimane, sia a livello privato sia a livello professionale, mi sono trovata confrontata con una sfida enorme», sorride la donna alta dagli occhiali azzurri. Anna Pieger, che è madre di due bambini e insegnante di tedesco come lingua straniera, sembra esserci abituata. La lezione è appena terminata e fra due ore ritorneranno i bambini, lei è seduta con una tazza di té in mano e racconta della sua scrittura letteraria. 

«In realtà non dovrei e non potrei nemmeno scrivere», sostiene la 35enne. «Ma a un certo punto ho capito che voglio e devo scrivere, e non sono disposta a rinunciarvi per niente al mondo». La scrittura è dunque realtà: sabato Pieger andrà a Parigi per incontrare Urs Mannhart. Autrice e mentore hanno a disposizione dodici sedute, per «interrogarsi sullo stato di salute di un lungo brano narrativo», è così che i due hanno descritto i propri obiettivi sulla piattaforma letteraria dedicata al mentoring. I due si incontrano a Parigi perché è lì che Mannhart, grazie a una borsa di studio di atelier, si trova a lavorare sui propri testi. «Partendo dal presupposto che Parigi non è né una parete né una montagna, qui mi trovo molto bene», ci fa sapere per e-mail.

Voci in testa

Programma di mentoring e borsa di studio per atelier – due modelli che conferiscono una cornice al processo creativo. Sono però necessari degli spazi liberi interiori, per creare lo spazio quotidiano per la scrittura. Anna Pieger non fa parte del genere di persone che di fronte alla mancanza di tempo sviluppano un blocco creativo. Mette su carta le proprie parole nelle «situazioni più impossibili»: a scuola in aula docenti, durante un’ora buca. O al tavolo dove mangia, accanto alle stoviglie del pranzo, non appena i bambini sono occupati per conto loro. «Se mi ritrovassi a trascorrere sei settimane in un bel luogo, facendo passeggiate e aspettando l’ispirazione, credo che non arriverebbe mai». 

La laureata in letteratura e storia dell’arte conosce bene il blocco dello scrittore: lei che già da bambina scriveva poesie, al termine degli studi non ha più trovato la propria voce. Innumerevoli teorie le circolavano in testa, da una parte vi era il traguardo di guadagnarsi i propri soldi scrivendo d’arte, dall’altra c’era il critico interiore che affilava imperioso i propri coltelli. Solo la decisione di guadagnarsi da vivere come insegnante di lingue è riuscita a dissolvere il dissidio interiore: la scrittura poteva tornare ad essere luogo di gioia e di esperienza.

Lo sguardo da fuori

«Un artista è felice quando realizza ciò che piace a lui per primo», osserva Urs Mannhart nella sua e-mail. Nel caso di Anna Pieger dapprima ci sono stati i racconti e dei testi in bilico tra prosa, poesia e osservazioni artistiche. Essi le hanno ridato la sensazione di gioia che si prova quando, sulla carta, i pensieri si trasformano in immagini e melodie. Poi è arrivato il desiderio di scrivere un racconto più lungo, nonché la consapevolazza che per crescere è necessario parlare dei propri testi. «Ho quasi rovinato delle amicizie a causa del bisogno di confrontarmi in modo approfondito e critico con i miei scritti», afferma Pieger ripensando a quel periodo. «Ho frequentato un corso di scrittura, ho mandato dei testi a mio padre, ho chiesto a due scrittori, senza tuttavia mai trovare la persona giusta». A volte la critica non era abbastanza approfondita, altre volte gli interpellati non avevano voglia di mettere in campo un dispendio di energie eccessivo. 

Yeboaa Ofosu, responsabile del settore letteratura al Percento culturale Migros conosce a fondo il valore dello scambio in ambito letterario. Gli strumenti di sostegno attuali – soggiorni all’estero, sussidi di lavoro, premi – entrano in gioco solo nella fase conclusiva della creazione e mettono la genialità al primo posto, pretendendo dagli autori di conoscere a fondo il mestiere. «In linea con gli obiettivi del nostro programma di mentoring double, i testi nascono in modo dialogico, durante un processo di confronto con le opinioni altrui – e non solamente all’interno di una fredda mansarda», osserva Ofosu.

Le pagine aperte di un libro

Anche Urs Mannhart ammette di trovarsi di gran lunga troppo poco con gli amici scrittori: «Non da ultimo anche a causa di motivi geografici». Con il suo romanzo di esordio «Luchs» (2004) il 40enne è finito nella lista dei bestseller, per l’opera successiva ha ricevuto diversi riconoscimenti e borse di sostegno. «Mi ci è voluto del tempo per convincermi che come mentore di double avrei potuto trasmettere qualcosa». E così questi due scrittori, in seguito a un quello che somiglia più o meno a un caso, si sono impegnati in una relazione dal fulcro estremamente delicato: «Chiunque scriva sa quanto si è vicini a un determinato passaggio o argomento, perfino a una semplice parola», afferma Mannhart. «Anna Pieger è riuscita a mostrarmi in fretta quanto sia sensibile e allo stesso tempo difficile da offendere».

Le critiche possono ferire, sono in grado di inibire il flusso delle parole o di costringere a determinati schemi, ma questo non è il caso di Mannhart e Pieger. «La cosa bella è che sono una testarda», afferma Pieger. «E anche Urs lo è». Le sue argomentazioni, esposte con chiarezza, sono molto utili per quanto riguarda le cose importanti di un testo. I due si sono trovati su un livello in cui resta spazio per l’umorismo e dove la sincerità a buon fine può condurre a degli attriti da cui potranno nascere una serie di scintille.

Incontri decisivi

Di queste vibrazioni tra esseri umani Pieger ha fatto l’argomento del suo romanzo, la trama infatti ruota attorno a un’amicizia tra uomini. «Perché di solito i conflitti riguardano la persona amata? L’amicizia non può essere qualcosa che normalmente si attribuisce all’amore? Un fattore significativo di una biografia, capace di determinare il profilo di un essere umano?». Estratto dal manoscritto di Anna Pieger:

Ascoltavo Markus mentre raccontava della nostra comune, intanto guardavo il suo volto, osservavo i suoi capelli, i suoi occhi, la sua bocca; l’espressione emotiva che si leggeva nei suoi tratti, da qualche parte oscillava tra malinconia e gioia, gli leggevo addosso che godeva di questa retrospettiva, che gli piaceva ripensare al tempo della nostra convivenza, che raccontando si tuffava nel nostro passato comune, e guardando indietro cercava di collegarsi a me anche nell’oggi.

Pieger vuole sostenere una tesi: «Anche fra due amici maschi può esserci molto di più di qualche pacca sulla spalla, di una birra e di una partita a calcio». L’autrice si pone degli obiettivi letterari molto alti: un buon grado di osservazione psicologica, un’adeguata trascrizione su carta dei processi emotivi e una certa tensione narrativa. «Spesso il mentoring con Anna Pieger mi ricorda un piatto a base di carciofi», scrive Mannhart. «Vi sono molti, piccoli pezzi i cui contenuti contribuiscono alla riuscita del piatto in misura diversa. Le parti fibrose devono essere eliminate, quelle di pregio mantenute e disposte nella giusta luce narrativa. Poi è necessario non perdere di vista la forma generale di questo sfaccettato carciofo». Un altro estratto:

Il filo di questi racconti sulla famiglia, che abbiamo cominciato a filare da bambini, per continuare da studenti, fu ritrovato in un attimo. Markus sapeva chi era mio padre, tante volte l’aveva incontrato durante l‘infanzia. (...) Solo il fatto che conoscesse tutte queste cose, che avesse delle immagini del suo occhio interiore, rese possibile il raccontare. Sapevo che vi erano brandelli di ricordi cui la mia storia si agganciava, brandelli di ricordi che emergono oggi, vecchie immagini che si sovapponevano a immagini nuove, forse solo grazie a quelle vecchie, le nuove assumevano un senso.

Ma perché Anna Pieger non attinge alla propria esperienza e, da donna, si mette a scrivere dell’amicizia tra uomini? «Una reazione di stizza!», sostiene l’autrice. «Un modo di prendere le distanze e dire: non va letto in modo autobiografico». Osservando con un certo distacco però si potrebbe anche dire: è la forza di volontà di questa scrittrice, che desidera fare di testa propria. «Per me la scrittura è un modo di conoscere il mondo, di rifletterci sopra e di entrare in contatto con esso. In questo senso scrivere significa anche agire». Se si pensa all’oculatezza con cui Anna Pieger parla di agire, non si può che provare una certa curiosità riguardo ai risultati.


www.double-piattaformaletteraria.ch
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«Poter parlare dei propri testi è un regalo che non si riceve tutti i giorni»: Anna Pieger. (Foto: Lena-Sophie Pieger) «Poter parlare dei propri testi è un regalo che non si riceve tutti i giorni»: Anna Pieger. (Foto: Lena-Sophie Pieger)
«La scrittura non è che un modo di gestire la vita»: Urs Mannhart. (Foto: Beat Schweizer) «La scrittura non è che un modo di gestire la vita»: Urs Mannhart. (Foto: Beat Schweizer)