Vera Flück

«Voglio lavorare a tutti i costi in questa professione. Al termine degli studi sarebbe interessante un futuro in un teatro di città. Ma anche il cinema mi interessa molto!»

Biografia

I miei obiettivi

«Voglio lavorare a tutti i costi in questa professione. Al termine degli studi sarebbe interessante un futuro in un teatro di città. Ma anche il cinema mi interessa molto! Magari più avanti ci sarà modo di mescolare le due discipline… Comunque sia, l’importante è potere recitare! Mi piacerebbe lavorare per delle produzioni vivaci e avvincenti insieme a colleghi esemplari, diretti e aperti! Per me è importante potere essere felice come attrice professionista e potere finanziare la mia vita.»

Biografia

Vera Flück è nata a Berna nel 1994. È cresciuta a Schwarzenburg e nella città di Berna. Nel 2012 ha conseguito un diploma come operatrice sociosanitaria all’Inselspital di Berna. Prima di trasferirsi a Monaco nel 2014, ha lavorato per un breve periodo come operatrice sociosanitaria, ha fatto la maturità professionale ed è andata a Londra per un soggiorno linguistico. È stata ed è tuttora attiva in un gruppo di corsa di orientamento. Nella primavera del 2018 concluderà il proprio studio di recitazione e non vede l’ora di potersi cimentare come attrice nella realizzazione di progetti interessanti.

Programma delle audizioni

  • Medea in «Mama Medea» di Tom Lanoye
  • Blanche in «Un tram che si chiama desiderio» di Tennessee Williams
  • Father and Son in «Facegulasch»; lavoro personale di Vera Flück
  • Donna in «Wortschatz unserer Kämpfe» di Martin Walser
  • Penthesilea in «Penthesilea» di Heinrich von Kleist
  • La donna in «Der Weibsteufel» di Karl Schönherr
  • «Desdello» (Otello) in «Otello» di William Shakespeare

Riconoscimenti

  • 2017: Premio di studio e premio d’incoraggiamento del Percento culturale Migros
  • 2016: Premio di studio del Percento culturale Migros
  • 2016: Contributo di sostegno della Fondazione Armin Ziegler

Critica

Alta, rumorosa e forte

Talento del mese

1. novembre 2017, Katharina Nill

Una volta laureata alla leggendaria Scuola Otto Falckenberg, Vera Flück vorrebbe più di ogni cosa un ingaggio nella compagnia stabile di un teatro. La vincitrice del Premio di studio e del Premio di incoraggiamento del Percento culturale Migros ci rivela perché a questo proposito è esigente, perché non viene mai presa nel ruolo di Gretchen e perché a Monaco fa fatica.

Pur avendola vista solamente in fotografia, eccola: Vera Flück. Inconfondibile grazie alla sua fisionomia insolita e originale: Vera è una donna straordinariamente alta, un po’ pallida, la bocca carnosa dipinta di rosso e gli occhi… no, chiamiamoli laghetti alpini, profondi. La sua mimica e i suoi occhi tradiscono una certa birichineria. Per farla breve, la sua presenza fisica è pregnante e lascia un’impressione duratura: Vera Flück sembra nata per il palcoscenico.

Come annunciato per SMS, si presenta al Café Cord di Monaco «con i rasta, a causa delle riprese» e «in piccolissimo ritardo». Con una mimica divertente controlla allo specchio se i rasta, che sulla sua fronte ricordano delle corna, sono ancora al loro posto. Asciutta conclude: «Sono tre giorni che vado in giro così e questo look è troppo per la gente di Monaco: fa troppo Berlino». Non facciamo fatica a crederle. Scoppia a ridere: «Mi trovo ridicola io per prima».

Gli eroi dell’infanzia

Vera Flück, cittadina svizzera di 23 anni, dall’estate del 2014 vive a Monaco. È qui che in questo mese concluderà la propria formazione di attrice alla leggendaria scuola Otto Falckenberg. «Da quando ero bambina sogno di diventare attrice», racconta. «Credo che il mio desiderio sia nato dalle risate che mi facevo guardando Birgit Steinegger nei panni di Frau Iseli nella trasmissione Total Birgit della televisione svizzera di lingua tedesca».

Sebbene i genitori di Vera la sostengano nella sua scelta professionale «Schwarzenburg, dove sono cresciuta, è un paese senza compagnia teatrale». Da ragazza non le resta dunque che esibirsi come clown di strada e performer e di curare l’organizzazione di un circo di quartiere. E comunque, quando termina la scuola a 15 anni, Vera Flück sente di dovere «prima fare qualcosa di solido». Va a Berna dove consegue il diploma di responsabile della salute all’ospedale universitario.

Una base solida

Nel reparto per le malattie renali, la pressione alta e la dialisi, durante la cura, nell’amministrazione e nel servizio delle pulizie diventa «adulta incredibilmente in fretta», come afferma. «Non solo perché era la prima volta che lavoravo, ma perché l’ospdale pullula di esseri umani». Ci fa una classica scena da ospedale: «‹Ah, ora facciamo questo e quello, dopodiché stara meglio›. E il paziente sta davvero meglio! All’inizio il contatto diretto, fare del bene e l’eco positiva mi mancavano un po‘».

A partire dal 2011, parallelamente alla formazione all’ospedale universitario, fa le prime esperienze sul palcoscenico dello Jugendclub Konzert Theater di Berna. Nella comune che condivide con 10 persone, di cui descrive tutti i vantaggi, è molto felice e si crea presto una cerchia di amici perlopiù artisti. Al termine della formazione non esita a lungo: decide di fare delle audizioni nelle scuole nazionali di recitazione. «Sono una perfezionista, e a volte è uno svantaggio », dice Vera Flück. «Dal momento che per essere ammessi era d’obbligo la maturità, ho investito un anno per recuperarla. Oggi credo che ce l’avrei fatta anche senza».

La forza dell’inconsapevolezza

Si candida in molti posti e con l’aiuto dell’amico Benedikt Greiner, attore allo Stadttheater di Berna, prepara un repertorio per le audizioni. Viene invitata dalla Hochschule für Schauspielkunst Ernst Busch di Berlino e dalla Falckenberg Schule di Monaco. «A quell’epoca non avevo idea che entrambe le scuole godessero di un’ottima reputazione». Alla Scuola Falckenberg Flück la spunta su 600 candidati e ottiene uno dei sette posti a disposizione, a patto che lavori sulla propria voce.

Ancora oggi lavora con una logopedista, dalla quale ha imparato «mega tanto». «Sin da piccola ho impostato la mia voce in modo sbagliato, parlando con voce ruvida e ad alto volume». Di tutto ciò non vi è traccia. I primi tempi a scuola era dura: «Mi sta molto a cuore l’opinione degli altri, e all’inizio è stato difficile avere fiducia in me stessa. Sono venuta qui senza un piano e volevo fare tutto giusto, per la serie: ‹Io non so nulla, dunque datemi tutto quello che sapete affinché io mi possa realizzare».

Nessuna Gretchen

Nel frattempo ha più confidenza nel proprio modo di lavorare e sa che «Non esiste una ricetta universale». Vera Flück ha già fatto parte di numerose pièce dei Münchner Kammerspielen, uno dei più rinomati Teatri di Monaco, tra cui Das Pulverfass und Der Bus per la regia di Katharina Mayrhofer. «È un grande vantaggio della Scuola di Falckenberg, che fa parte dei Kammerspiele».

Le piace lavorare anche per il cinema e ha rivestito dei ruoli secondari nella serie TV Der Bestatter o nel film Alles gut di Eva Trobisch. Alla domanda, forse un poco ingenua, se attiri determinati ruoli, segue inevitabilmente una risata, è vero, i ruoli teneri e fragili non sembrano fatti per lei: «Sì, sono ruoli piuttosto forti. Tuttavia si tende a dimenticare che possono anche essere fragili, come nel caso di Penthesilea o Medea.»

La roulette con le assunzioni

In questi giorni non ci sono solo le audizioni dei diplomandi, Vera Flück «dovrebbe» infatti candidarsi anche per un ruolo stabile presso un teatro. «Ovviamente ciascuno di noi dovrà accettare dei compromessi. Ma cosa me ne faccio della recitazione, se devo vivere in una cittadina che mi rende infelice? Mi piacerebbe molto ottenere un ingaggio stabile con gente carina in una bella città e in un bel teatro. Io amo la recitazione più di ogni altra cosa, ma non sono solamente Vera Flück l’attrice. Ho anche una vita». È a questo punto ovvio che Vera accetterebbe anche un ingaggio in Svizzera, preferibilmente a Basilea, Zurigo o Lucerna.

E Monaco? Ci rendiamo conto che Vera cerca una definizione cortese e priva di valore. «Faccio molta fatica a Monaco, perché qui non esiste alcuna subcultura. Sebbene, come a Berna, ci siano le montagne e un’atmosfera da piccola città, mi manca una certa vivacità. Se a ciò aggiungiamo il fatto che trascorriamo quasi giorno e notte a scuola, nella lussuosa Maximilianstrasse, tra Dolce & Gabbana e Armani, la mia immagine di Monaco non migliora di certo».

Un talento incoraggiato

Il Premio di incoraggiamento, vinto recentemente insieme al secondo Premio di studio del Percento culturale Migros, rappresenta dunque un’opportunità gradita, oppure «il massimo», come dice Vera. Da una parte le vengono rimborsate le spese di trasferta, dall’altra parte il Percento culturale Migros sostiene anche progetti personali, per la cui produzione Vera Flück avrebbe presto il tempo necessario. Al momento è impegnata in un lavoro di scrittura.

La precisione è sempre stata una caratteristica di Vera, e così come l’ha messa in campo per il conseguimento della maturità, ha fatto anche per l’audizione al Concorso per giovani del Percento culturale Migros, che si è trasformata in una vera e propria tortura emotiva. «Nella documentazione preliminare c’era scritto che non si poteva sporcare il palcoscenico. Ma la nostra scena prevedeva che ci spalmassimo in faccia cibo del McDonalds e che sputassimo, creando un grande casino. Preoccupati che ci potessero squalificare, ci siamo presentati con tanto di secchio e materiale per pulire! Alla fine non era grande cosa, la sporcizia era contenuta e il mio perfezionismo del tutto immotivato».

E da qualche parte, dopo avere trascorso un’ora insieme a Vera Flück, ce ne andiamo convinti che avrà modo di imbrattare ancora molti grandi palcoscenici, pur di dimostrare il proprio talento scenico.


Vera Flück sulla Piattaforma dei Talenti del Percento culturale Migros

  • 2017: «Audizioni per diplomandi alla Otto Falckenberg Schule». Date tra il 7 e il 17.11 a Monaco, Berlino e Neuss. Per maggiori dettagli vedi www.falckenbergabsolventen18.com
  • 2017: «Zorn – Lieder und Geschichten»; Direzione artistica: Georgette Dee, Heinz-Peter Lange; Münchner Kammerspiele
  • 2017: «Klein Zaches mein Zinnober» di Wiebke Puls secondo E.T.A. Hoffmann; regia: Wiebke Puls; Münchner Kammerspiele
  • 2017: «Don Quijote – audio live» di Miguel de Cervantes; regia: Frauke Poolman; Münchner Kammerspiele
  • 2017: «10 im Quadrat – Fotoausstellung» di Feierwerk München e Süddeutsche Zeitung
  • 2016: «Das Pulverfass» (Bure Baruta, NdT) di Dejan Dukovski; regia: Katharina Mayerhofer; Münchner Kammerspiele
  • 2015: «Der Bus» di Lukas Bärfuss; regia: Katharina Mayrhofer; Münchner Kammerspiele
  • 2013/14: «La fattoria degli animali» di George Orwell; regia: Jens Ravari; Konzert Theater Berna
  • 2012: «Looslis Kinder» di Hansjörg Schneider; regia: Liliana Heimberg; Stadttheater Berna